Storia

Niccolò Cannicci

Apprende i primi rudimenti artistici dal padre, Gaetano, pittore paesista seguendo successivamente i corsi tenuti da Enrico Pollastrini all'Accademia di Firenze. Prima di lasciare nel 1868 la città per problemi di salute, segue la scuola libera del nudo di Antonio Ciseri.
L'ambiente fiorentino si era rivelato estremamente fecondo per l'artista. Qui aveva stretto rapporti con il circolo dei macchiaioli e in particolar modo con Diego Martelli che lo seguirà sempre con stima e simpatia. I suoi quadri, in sintonia con le correnti naturalistiche europee evocano nei soggetti campestri l'illusione della quiete e della serenità atemporale in contrapposizione alle novità del progresso incombente. Espone alla Promotrice del 1872 con tre quadri di genere riscuotendo un discreto successo.
Nel 1875 si reca a Parigi con F. Cioli, G. Fattori ed E. Ferroni esponendo anche nella galleria d'arte aperta da Lega e Borrani in Piazza Santa Trinità a Firenze. Svolge un'intensa attività espositiva in Italia e all'estero esponendo nel 1881 a Parigi, nel 1883 alla Royal Accademy di Londra, nel 1884 a Torino, nel 1887 a Venezia e venendo premiato nel 1888 alla Nuova Società Promotrice e l'anno seguente all'Esposizione Universale di Parigi.
Nel 1890 illustra per Renato Fucini, al quale è legato da amicizia, una della novelle delle Veglie di Neri. Nel 1891 è costretto a ricoverarsi nell'ospedale psichiatrico di Siena per il grave stato fisico e psichico in cui si trova. Quando lascia il manicomio nel 1893, va a vivere a Montemiccioli, fra Colle Val d'Elsa e Volterra. Il suo stile intanto si fa più evoluto e moderno soprattutto nel modo di rendere i valori luminosi e atmosferici. Espone nel 1896 alla Società di Belle Arti e nel 1905 alla Biennale di Venezia.
La pittura in Italia - l'Ottocento, Electa, Milano, 1992


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La mamma delle oche, (1890) La mamma delle oche, (1890)