Storia

Vittore Gubricy De Dragon

Nasce a Milano il 15 ottobre 1851 da un'aristocratica famiglia magiaro-lombarda particolarmente ricettiva nei confronti della cultura. Fin da giovane frequenta gli ambienti artistici milanesi e viaggia in tutta Europa. Dal 1870 incomincia a dedicarsi al commercio di opere d'arte assieme al fratello maggiore. Oltre a trattare artisti la cui fama è ormai consolidata a livello di mercato ( M. Bianchi, Favretto), i due fratelli prediligono i maestri della scapigliatura (Cremona, Ranzoni) e i loro epigoni (Ripari). Solo successivamente si concentreranno sui giovani artisti poco conosciuti come Segantini, Longoni, Previati, Morbelli e Tominetti dei quali ne influenzeranno anche le scelte tematiche e formali.
Tra il 1882 e il 1895 Vittore si reca frequentemente nei Paesi Bassi dove diviene amico di Anton Mauve che lo inizia al disegno e alla pittura. Tornato a Italia prosegue autonomamente la sua attività portando avanti il metodo divisionista. In questi anni interrompendosi la collaborazione con il fratello che rimane unico titolare della galleria, intensifica l'attività di pubblicista scrivendo articoli per "La Riforma", "La Cronaca d'Arte", "L'Idea Liberale" nei quali divulgherà soprattutto le teorie del divisionismo. Tra il 1889 e il 1899 è presente alle mostre annuali della Permanente e della Famiglia Artistica. Partecipa alla Triennale di Brera (1891) e alla seconda (1894) presentando paesaggi e toni divisi ispirati alle rive e alle alture del Verbano e del Lario di cui aveva effettuato lunghi soggiorni fin dal 1887. Nel 1893 sperimenta anche l'acquaforte trasponendo nella nuova tecnica gli stessi temi trattati già in pittura. L'anno seguente espone per la prima volta a Milano. La sua salute, insidiata da disturbi all'udito e al sistema nervoso, si aggrava, impedendogli, dal 1900 di dipingere.
Nel 1901 organizza una rassegna itinerante di opere di Previati a soggetto religioso e nel 1904 viene incaricato dal collezionista olandese Tessaro di rintracciare le opere di Cremona già appartenenti alla collezione Forbes e disperse in tutta Europa. Ritorna alla pittura ed espone alla Biennale di Brera del 1910. Dalla vigilia della prima guerra mondiale non dipinge più nuove opere ma si dedica esclusivamente al ritocco delle vecchie che riprende in chiave divisionista.
Gli ultimi anni di vita li trascorre tra Miazzina, Milano e il lago di Lecco stimolando ed incentivando gli artisti più giovani come Benvenuti, Carrà, Romani Tosi. Muore a Milano il 4 agosto 1920.
Estratto da: La Pittura in Italia - l'Ottocento. Electa, Milano 1992; Il Divisionismo in Toscana. Edizioni De Luca, Roma 1995.


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Alba di lavoro, 1910 Alba di lavoro, 1910
Alba di signori, (1910) Alba di signori, (1910)