Storia

Silvestro Lega

Nacque l'8 dicembre del 1826 a Modigliana (Forlì), sull'appennino tosco-emiliano, in una famiglia numerosa. Giovanissimo si trasferì a Firenze per seguire i corsi all'Accademia di Belle Arti, in questi primi anni frequentò inoltre lo studio del pittore Mussini, che teneva una scuola di pittura purista di stampo ingresiano.
Dopo aver partecipato, volontario, alla guerra del '48-'49, passò nello studio del Ciseri.
Nel 1861 si convertì al macchiaiolismo e si ritirò a Pergentina, nei dintorni di Firenze, per dipingervi all'aria aperta.
Seguirono anni duri, in cui le difficoltà finanziarie si unirono a lutti domestici che gli resero tormentata e amara la vita.
Si ritirò al Gabbro verso il 1885 malato e quasi cieco, ma fresco e commosso come un fanciullo di fronte al miracolo della realtà quotidiana.
Quando Lega si unisce al gruppo dei macchiaioli è già un pittore affermato, anche come ritrattista; è già passato dal quadro storico di sapore accademico a un forma pulita di purismo che lo ha costretto a un disegno essenziale, scarso ma eletto. Nella pittura di macchia porta queste esperienze.
Nella pittura di macchia porta queste esperienze ".
"Pur con una coscienza tonale delicatissima, l'amore per il vero a cui il Lega si dedica con la passione e l'intransigenza della sua tempra romagnola è ancora nutrito dallo stilismo espressivo dei quattrocentisti toscani"(Pischel).
"Se l'ispirazione è spesso addirittura descrittiva, l'espressione invece è riferibile all'incontro di un classico naturalismo con un sentimento schiettamente romantico. La sua tavolozza è come un frutto maturo che si fende e ricola di densi succhi. La pennellata si discinde.
La materia cromatica straripa, turgida di vitalità, insofferente ormai di ogni freno grafico." (Tinti) E', questa, la cosiddetta "fase pacata", in cui il mondo è visto ottimisticamente.
Segue, specchio della sua tribolata esistenza di quegli anni, la fase "concitata", animata da "un impulso espressivo veemente e drammatico che gli fa riscoprire un'anima violenta e tempestosa "(Pischel).
"La pennellata si frange, si strappa, diventa sempre più febbrile e fremente, cosi da sembrare a volte malcerta e tremante" (Tinti).
Ora non dipinge più scene di genere, ma solo ritratti e paesaggi; paesaggi solitari, muti, visti e sofferti dal suo eremo del Gabbro; il colore è sfatto, concitato, fremente. E' il momento più alto della sua pittura.
E' anche il momento in cui nessuno vuole comprare i suoi lavori ed egli per vivere è costretto ad organizzare lotterie.


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 Ritratto di contadina, (La scellerata?), (1889-1890) Ritratto di contadina, (La scellerata?), (1889-1890)
La casa di don Giovanni Verità, (1885) La casa di don Giovanni Verità, (1885)