Storia

Negli anni dieci del Novecento l'incremento del patrimonio riguardava gli artisti più giovani, nati durante gli anni ottanta dell'Ottocento le cui opere si affiancavano alla generazione dei cosiddetti post-macchiaoli. Con la nascita del Gruppo Labronico, nel 1920, nata con lo scopo di valorizzare l'arte livornese, e della quale fecero parte artisti come Ulvi Liegi e Plinio Nomellini, furono organizzate mostre che si diffusero a livello nazionale ed internazionale (Ulvi Liegi partecipò all'esposizione Internazionale di Parigi nel 1889).
Agli inizi degli anni Trenta il Comune acquisisce nuove opere, oltre che grazie alle donazioni, incrementando la politica degli acquisti, per cui si rese necessario un riordinamento generale del Museo con un aumento delle superfici espositive e fu in quell'occasione che si decise di intitolare il Museo a Giovanni Fattori. Uscì una preziosa guida stampata dall'editore Belforte in cinquecento esemplari che non si limitava ad elencare artisti ed opere ma offriva anche una dettagliata analisi dei dipinti più importanti.
Durante gli eventi bellici, sappiamo che il Museo fu smantellato e le opere incassate furono date in custodia alla Soprintendenza di Pisa che le ricoverò a Calci dove subirono i danni di un'alluvione nel 1946. Tra il '48 ed il '49 avvenne la restituzione delle casse ma, in una Livorno semidistrutta dai bombardamenti, occorreva trovare una nuova sede che fu individuata nella Villa Fabbricotti, che ospita anche la Biblioteca Civica, e dove la collezione fu sistemata al secondo piano. Inutile descrivere le perdite e le distruzioni subite dal patrimonio a causa della guerra, inoltre gli esigui spazi espositivi assegnati al Museo nel dopoguerra costrinsero i gestori a smembrare le collezioni e distribuire molte opere in vari uffici del Comune, della Provincia, e di altri Enti ed organi dello Stato.
Negli anni cinquanta, grazie alla generosità di alcune famiglie, il Museo acquisì opere di Plinio Nomellini, di Gugliemo Micheli, di Llewelyn Lloyd, di Dino Provenzal, di Michele Gordigiani, mentre deliberò l'acquisto di opere di Serafino De Tivoli, Oscar Ghiglia, Gabriele Gabrielli ed un cartone attribuito ad Amedeo Modigliani. Una grossa donazione degli anni settanta portò al Museo opere di Vincenzo Cabianca, Giovanni Boldini, Giovanni Bartolena, Benvenuto Benvenuti, Ulvi Liegi, Adolfo e Lodovico Tommasi, Raffaello Gambogi, Niccolò Cannicci, Eugenio Cecconi.

Attualmente il Museo, che dal 1994 è stato trasferito all'interno di Villa Mimbelli, è costituito da un nucleo principale di arte prevalentemente toscana della seconda metà dell'Ottocento e del primo Novecento che è ciò che sostanzialmente viene esposto, ma si conserva anche una ricca collezione di icone di scuola ionica, cretese e russa, provenienti da chiese delle comunità greco-ortodosse presenti a Livorno (che è stata una città cosmopolita almeno fino all'Unità d'Italia), una tavola del Beato Angelico "Cristo coronato di spine" del 1450, qualche dipinto risalente ai secoli XVI e XVII e le già citate collezioni di Archeologia e di Numismatica, attualmente in fase di riordinamento e di catalogazione. In deposito è presente anche un cospicuo gruppo di opere di arte contemporanea, provenienti dall'ex museo progressivo di Arte Contemporanea di Livorno.

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Divano della sala Turca Divano della sala Turca.
Sala dei Ritratti Sala dei Ritratti.
Stanza Macchiaioli Stanza dei macchiaioli.