Storia

Serafino De Tivoli

Nasce a Livorno nel 1826. Nel 1838 con la famiglia va ad abitare a Firenze dove compie gli studi presso il collegio degli Scolopi.
Si dedica col fratello Felice alla pittura di paesaggio e diventa allievo dell'ungherese Carlo Markò padre. Nel 1848 si unisce agli studenti toscani per combattere gli Austriaci a Curtatone e Montanara, e nel 1849 ai garibaldini per difendere Roma. Qui conosce Induno, Pagliano e Costa, condividendone l'interesse per il vedutismo francese.
Una volta tornato a Firenze partecipa con alcune vedute di Roma alla Promotrice. Nel 1853 espone alcuni paesaggi propri della campagna toscana, che ancora risentono dello stile "arcaizzante" del suo maestro Markò.
Una svolta si ha a partire dall'anno seguente, quando, con Saverio Altamura, Lorenzo Gelati e i fratelli Markò, dipinge nel Senese cercando di dare una resa "più libera ed ariosa" del paesaggio con particolari sperimentazioni tecniche.
Diventa, poi, uno dei più vivaci animatori del Caffè Michelangelo, soprattutto quando, dopo essersi recato a Parigi nel 1855 per visitare l'Esposizione Universale e approfondire gli studi di Décamps, Troyon e di Rosa Bonheur, fa, insieme all'amico Altamura che lo aveva accompagnato, un resoconto entusiastico agli amici presenti al Caffè, riferendo le novità francesi: l modo di dipingere dei pittori della scuola di Barbizon e i "forti effetti chiaroscurali" propri di Décamps.
Il suo quadro La Pastura, oggi nella Galleria di Arte Moderna di Firenze, venne considerato dal Cecioni come l'emblema della "nuova arte realistica toscana".
Nel 1864 De Tivoli raggiunge il fratello Felice a Londra, ma il richiamo di Parigi è forte e vi si trasferisce stabilmente nel 1873.
Qui risente degli influssi impressionistici: si pensi al dipinto "Pescaia a Bougival" con cui partecipa all'esposizione nazionale di Torino del 1880. Nel 1889 presenta delle vedute della Senna all'Esposizione Universale di Parigi, ma nel 1890, le precarie condizioni economiche lo convinvono a tornare a Firenze, dove continua a esporre alle Promotrici vedute della campagna toscana fino al 1891, purtroppo però le tendenze pittoriche sono ormai orientate diversamente.
La morte lo coglie in un ospizio, ammalato e povero, nel 1892.
Raffaele Monti e Giuliano Matteucci (a cura di), I Postmacchiaioli, Edizioni De Luca, Roma 1994.
Silvestra Bietoletti, I Macchiaioli, la storia, gli artisti, le opere, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze 2001.


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Paesaggio con bovi, (1855) Paesaggio con bovi, (1855)